Fact-checking auto elettriche, cosa è vero e cosa è falso

Dicembre 20, 2023

Nell'era della transizione verso una mobilità più sostenibile, le auto elettriche sono emerse come una soluzione chiave per ridurre l'impatto ambientale del settore automobilistico. Tuttavia, mentre la tecnologia si evolve e diventa sempre più accessibile, sorgono anche molte informazioni errate e falsi miti riguardo a questi veicoli elettrici.

Le fake news sulle auto elettriche hanno contaminato il panorama dell'informazione, alimentando dubbi e incertezze tra i consumatori, molti dei quali spaventati da notizie terroristiche sui veicoli green. Da affermazioni infondate sulla loro autonomia a presunte problematiche legate alle batterie, una serie di leggende e “sentiti dire” hanno oscurato la realtà dietro questa rivoluzione nell'industria automobilistica.

È cruciale sfatare queste false credenze o quanto meno non manipolare alcuni dati, e offrire una prospettiva chiara e accurata sulle auto elettriche. Nel corso di questo articolo, esploreremo alcuni dei miti più diffusi riguardanti le auto elettriche, presentando dati e informazioni accurate per dissipare le false convinzioni e fornire una visione obiettiva delle reali prestazioni e vantaggi di queste vetture.

Le auto elettriche prendono fuoco più facilmente?

In seguito a tragici fatti di cronaca, il più recente la caduta dal cavalcavia di un autobus a Mestre dove hanno perso la vita decina di persone, si è alimentata la notizia che le auto elettriche prendono fuoco più facilmente. In realtà, confrontando i dati in merito agli incendi di auto elettriche e auto a combustione, non vi è un’incidenza tale da poter affermare che le prime sono responsabili di un maggior numero di incendi, o che perlomeno possano prendere fuoco facilmente. Secondo AutoinsuranceEZ, i veicoli ibridi sono al primo posto con il maggior numero di incendi, 3.474, ogni 100.000 vendite, secondo posto per i veicoli a gas con 1.529 incendi e terzo posto per i veicoli elettrici, con solo 25 incendi ogni 100.000 veicoli elettrici venduti.

Le linee guida sullo spegnimento di un’auto elettrica a fuoco, stilate dai Vigili del Fuoco, spiegano in quali condizioni può verificarsi l’incendio o l’esplosione di un veicolo elettrico. Il fenomeno è chiamato “thermal runaway” e consiste nell’incremento della temperatura delle batterie agli ioni di litio. Tale innalzamento ha come epilogo la rottura dell’equilibro termico del sistema e, di conseguenza, l’incendio. Viene anche precisato che ciò avviene in condizioni estreme o gravi difetti di fabbricazione. Tesla, la macchina elettrica per eccellenza, ha affermato che il fenomeno si potrebbe palesare con batterie conservate alla temperatura di 80°C per più di 24 ore consecutive o a più di 150°C per qualche minuto, oppure se la batteria è esposta alle fiamme. Insomma, condizioni che nella quotidianità non dovrebbero verificarsi.  

 Le auto elettriche inquinano più delle altre?

La questione va analizzata da più punti di vista. Inevitabilmente la loro produzione comporta degli impatti ambientali, così come per altre tante cose. Nello specifico, la fase più pericolosa per l’ambiente è la fabbricazione delle batterie al litio a causa dell’estrazione delle risorse ad esse necessarie. D’altro canto, l’elettricità per ricaricare le auto, qualora non derivi da fonti rinnovabili, può presentare un problema di inquinamento. In generale, se valutiamo l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita dell’auto elettrica e lo paragoniamo a quello di un’auto a combustione, allora la prima inquina decisamente meno.  Ricordiamo che le auto a combustione sono ad oggi uno dei più grandi problemi per quel che riguarda le emissioni di CO2, delle polveri sottili e del surriscaldamento urbano. Secondo il rapporto del Parlamento Europeo sulle Emissioni di CO2 delle auto, nel 2019 in Europa queste hanno generato il 60,7% di CO2 rispetto a tutti gli altri mezzi di trasporto. Le auto alimentate con batterie elettriche, al contrario, non emettono gas di scarico durante il loro funzionamento, riducendo il loro impatto ambientale.

Tirando le somme, sebbene le auto elettriche possano avere un impatto ambientale durante la produzione delle batterie e dipendano dalla fonti elettriche, tendono a inquinare significativamente meno rispetto alle auto a combustione interna nel corso della loro vita, ancora di più se alimentate da energia rinnovabile o a basse emissioni di carbonio.

L’autonomia e la durata delle batterie è limitata?

Di passi in avanti ne sono stati fatti da quando è stata lanciata la prima macchina elettrica sul mercato. Da quel tempo, oltre ad aver studiato dei sistemi più sicuri, un grosso lavoro è stato fatto sull’autonomia delle batterie. Oggi, con le batterie agli ioni di litio con una ricarica si possono percorrere in media fino a 380 km, con variazioni a seconda del modello dell’auto che vanno dai 280 km ai 430 km. Ad incidere anche l’utilizzo che se ne fa, ma in generale sul tema dell’autonomia c’è poco da preoccuparsi.

In merito alla durata nel tempo, come per la batteria del proprio telefono cellulare anche quelle delle auto elettriche diventa meno efficiente con il passare degli anni. Di conseguenza dopo una lunga serie di cicli di ricarica, più o meno dai 1.000 ai 1.5000, può risultare usurata. Parliamo comunque di 8-10 anni di vita ed un totale di circa 450.000 km percorsi. Una corretta manutenzione e dei piccoli accorgimenti quotidiani possono aiutare a preservare la longevità della batteria, come mantenere i livelli di carica tra il 20% ed l’80% o utilizzare dispositivi di ricarica adatti prediligendo la ricarica lenta.

È probabile che l’autonomia di un’auto elettrica sia inferiore al pieno di carburante di un veicolo a combustione. È pur vero che la paura di rimanere a piedi è infondata, per il semplice fatto che in Italia il 75% dei guidatori percorre giornalmente meno di 60 km, percentuale che si alza al 90% per coloro che ne fanno meno di 100 di km al giorno. Al massimo, il problema si presenterebbe nel caso in cui si scelga di fare un lungo viaggio, ma per questo ci sono i punti di ricarica di cui parliamo proprio qui sotto.

In Italia ci sono abbastanza punti di ricarica?

Innegabile il divario tra Nord e Sud. Nella parte alta dell’Italia troviamo sicuramente il numero più alto dei punti di ricarica, il 56% dei totali, seguito dal Centro con il 21% e dal Sud con le isole come fanalini di coda con un 23%. Secondo i dati di Motus-E, in Italia sono stimati 47.228 punti di ricarica, condizionati da una crescita costate, con 851 distribuiti sui tratti autostradali. Di contro, l’11% risulta non utilizzabile sia per mancati allacciamenti alla rete elettrica che per altri problemi autorizzativi.

Altro aspetto da tenere in considerazione è la velocità di ricarica. Al 30 settembre 2023 le colonnine ad alta potenza (uguale o maggiore a 100 kW) sono 3.390. Per capire meglio, con una potenza tra i 7,4 ed i 22 kW ci vogliono 2 ore per ricaricare completamente un’auto, tra i 43 ed i 50 kW 30 minuti. Da casa, avendo una potenza media di 3kW, il tempo stimato è di circa 8 ore. Queste sono stime piuttosto orientative poiché, così come per l’autonomia della batteria, sono diversi i fattori che fanno la differenza. Tra questi il tipo di batteria, lo stress della rete elettrica, il cavo di ricarica e la presenza di altri veicoli o meno attaccati alla colonnina di ricarica.

In generale, le stime di crescita sono positive così come il numero crescente di investitori disposti a voler offrire il servizio. Sicuramente bisognerà lavorare sulla distribuzione delle stazioni di ricarica sul territorio sulla potenza delle colonnine, predisponendo impianti più potenti e in grado di poter accelerare i tempi per fare il “pieno”.

GRUPPO TM S.r.l. - SEDE LEGALE VIALE FRATELLI CERVI, 17 - MONTEMURLO - 59013 PRATO - PARTITA IVA: 02509380974
Design by 
 Company Make Up
crossmenuchevron-down
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram