La storia del marchio Audi

Dicembre 17, 2023

In un mondo dove l'innovazione è la chiave del successo, poche case automobilistiche hanno dimostrato una capacità di adattamento e di evoluzione pari a quella di Audi. La storia di questo marchio non è solo una sequenza di eventi, ma un'epopea che incarna la passione, la determinazione e l'eccellenza ingegneristica tedesca.

Primi anni: l’ingegnere August Horch

Siamo nel 1889. August Horch è un brillante ingegnere tedesco che fino a qualche tempo prima aveva lavorato come ex direttore di produzione da Karl Benz, colui oggi considerato l’inventore dell’automobile. Come tutti i geni, Horch sentiva la necessità di sperimentare ed uscire furi dagli schemi ma purtroppo tale opportunità non gli fu data dall’allora datore di lavoro. Così, con immenso spirito di iniziativa, decise di avviare la propria attività nei pressi di Colonia: la A. Horch & Cie, un’azienda il cui core business riguardava le riparazioni di autovetture. L’estro di August non affievolisce e motivato dal voler dare una svolta al settore automobilistico, brevetta un nuovo sistema di accensione e costruisce il suo primo motore che verrà montato sulla prima autovettura dell’azienda.

Nel 1902 cominciano i primi trasferimenti aziendali motivati dalla necessità di ambienti più grandi per la produzione di nuovi modelli con motori e carrozzerie sempre di maggior livello. Ma l’incantesimo si rompe ben presto, nel 1909, e Horch, uomo invidiato e messa all’angolo, decide di lasciare l’azienda alla quale lui stesso aveva dato la vita. Non poco distante dall’ex stabilimento di Zwickau, in Sassonia, compra un terreno per fondare la August Horch Automobilwerke GmbH. Le diatribe non cessano e i fantasmi del passato tornano all’attacco accusando l’ingegnere di concorrenza sleale poiché stava utilizzando un marchio registrato. Sostanzialmente, Horch si ritrovò a non poter utilizzare il suo stesso cognome.

La nascita di Audi

Come poteva chiamare la sua azienda? L’idea venne al figlio decenne si un suo nuovo partner commerciale, artefice del nome che tutt’oggi conosciamo. Il bambino penso semplicemente di tradurre il cognome dell’ingegnere, che in italiano corrisponde all’imperativo di “ascoltare”, “sentire”, in latino. Così dall’infinito “audire” si arrivò a “audi”.

È del 1910 la prima vettura Audi della storia, la Typ A seguita dalla Typ B e la Typ C. Quest’ultima fu protagonista del mondo delle gare automobilistiche e contribuì ai primi successi europei del marchio. Nasce poi la prima utilitaria e vengono sviluppati modelli di alta gamma e autocarri. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale le vendite delle auto subiscono inevitabilmente un cambio di rotta e vengono riversate sull’esercito tedesco. Gli anni Venti sono contraddistinti da una inflazione alla quale la casa automobilistica resiste riproponendo i modelli sviluppati nei primi anni. Superata la crisi economica venne proposta sul mercato la Typ K ma che si rilevò un buco nell’acqua. Horch, che negli anni della guerra era stato impiegato dal governo tedesco in ruoli amministrativi, tralasciando i progetti automobilistici, tornò a progettare nuove auto ma con scarso successo.

Vicino alla bancarotta, l’azienda fu salvata nel 1928 dall’acquisto della maggioranza del pacchetto azionario dell’Audi da parte della società DKW del danese Jørgen Skafte Rasmussen. Il crollo della Borsa di Wall Street vanificò tutti gli sforzi, ed il marchio si ritrovò di nuovo a dover cercare una soluzione per sopravvivere che arrivò nel 1932 con la nascita dell’Auto Union, fusione di quattro marchi storici dell’industria della Sassonia. Tra questi, le macchine della Audi sono quelle che vacillino maggiormente sul mercato. Scoppia la Seconda guerra mondiale e poco c’è da dire sull’epilogo tedesco del conflitto bellico. Per di più, i capannoni Audi si trovano ora sotto il controllo sovietico. Capita l’antifona l’Auto Union agì strategicamente scappando dalla Sassonia verso luoghi più sicuri. Si stabilì in Baviera e diede vita all’Auto Union-DKW cominciando a produrre durante gli anni Cinquanta vetture con i celebri quattro anelli intrecciati.

Una nuova era con Volkswagen

Rientra in scena la Benz, azienda che nel frattempo si era fusa con la Daimler, rilevando l’Auto Union-DKW nel 1958 e cedendone il pacchetto azionario nel 1964 alla Volkswagen. Un anno dopo viene presentata la Audi 72 al Salone di Parigi. Le macchine Audi non fanno altro che migliorare in efficienza e qualità, ma la vera svolta avvenne quando nel 1980 il nipote di Ferdinand Porche, Ferdinand Piëch, prese le redini del gruppo Volkswagen e dell’Auto Union, che da lì poi sarà semplicemente Audi.

Nel 1988 il gruppo Audi acquista Lamborghini rafforzando la sinergia tra i marchi e condividendo tecnologie, personale altamente qualificato e risorse. È anche l’epoca delle vetture sportive firmate Audi, vincitrici di importanti rally e competizioni al punto di consolidare l’immagine del marchio nel mercato internazionale. Durante quest’epoca vi è inoltre la nascita dell’Audi A8, A4, A3 e Audi TT.

Il nuovo millennio vede il marchio affacciarsi nel campo dello sport prototipo con la R8 Sport, portando a casa 61 vittore su 77 gare, seguita dalla R10 TDI nel 2006. Parallelamente si va avanti con il restyling dei modelli creati gli anni prima e nuovi modelli come la Audi A1 o i SUV Q7 e Q5.

Tempi moderni

Nel 2012 il gruppo Audi torna alle origini acquisendo il marchio motociclistico Ducati per 860 milioni di euro. Sulla coda del 2015 l’Audio si trova però al centro dello scandalo dieselgate riguardante la falsificazione dei dati riguardanti i consumi le emissioni nocive per mano dei tecnici Volkswagen. L’inchiesta porta all’arresto nel 2018 del CEO Rupert Stadler sostituito da Bram Schot. Audi si trova di fronte a una nuova era di sfide e opportunità. L'azienda si impegna a plasmare il futuro dell'automobilismo attraverso la ricerca e lo sviluppo di veicoli autonomi e tecnologie sostenibili. L'obiettivo è trasformare la mobilità in un'esperienza green, intelligente e sicura per tutti. Viene sviluppata l’Audi A7 Sportback in grado di pilotare la macchina senza l’intervento del conducente. Al contempo sono introdotti i primi modelli ibridi di Audi A4, A5, A6, A7, A8, Q7 e Q8. Poi il grande lancio nel 2019 con la prima Audi elettrica, la Audi e-tron quattro.

Ad oggi, il gruppo Audi ha chiuso il 2022 con ricavi del +16,4% toccando i 61,8 miliardi di euro e con un utile operativo aumentato del 37%, ossia 7,6 miliardi di euro.

La storia di Audi è più di un semplice racconto aziendale. È una testimonianza dell'ingegno umano, della perseveranza e dell'impegno per eccellere, una narrazione senza tempo di passione, innovazione e ambizione costante. L'eredità di Horch vive ancora oggi, incarnata nell'emblema dei quattro anelli intrecciati, simbolo di prestigio, progresso e orgoglio tedesco.

Il viaggio di Audi è un racconto senza fine, un capitolo che si evolve continuamente, una storia che continua a scriversi attraverso le ruote che solcano strade in tutto il mondo, portando con sé l'eredità di un'azienda che ha sempre ascoltato il richiamo dell'innovazione.

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